TARI, L'ILLEGITTIMITÀ DEI CALCOLI ESEGUITI DA MOLTI COMUNI

La tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani oggi nota come TARI, entrata in vigore nel 2014, spetta a chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani come previsto dall' art. 62,I comma, d.lgs. 507/93. Non sono soggetti alla tassa i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell'anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrare in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione (art.62, comma 2 d.lgs. Cit.).

La Tari va calcolata secondo le aliquote definite dai Comuni in base a due componenti:
  • una parte fissa che viene collegata alla dimensione dell’appartamento;
  • una parte variabile che viene invece collegata al numero delle persone che abitano nell’immobile. 

A seguito di una recente interrogazione rivolta al Ministero delle Finanze è emersa l’illegittimità dei calcoli eseguiti da molti Comuni che ha portato molti cittadini a pagare una tassa dei rifiuti maggiore rispetto a quella dovuta, in quanto per la superfice relativa alle pertinenze autonomamente accatastate, come garage, box e posti auto, non deve essere applicata la quota variabile, ma dovrà essere conteggiata solamente per l’abitazione.

Il ministro dell’Economia ha chiarito che la parte variabile va considerata una sola volta e, di conseguenza, un diverso modus operandi da parte dei Comuni non trova alcun supporto normativo.

Il contribuente, dovrà verificare la propria posizione sull’avviso di pagamento che contiene le istruzioni per il versamento e il riepilogo dell'importo da pagare con il dettaglio delle somme: unità immobiliari con dati catastali (foglio, particella, sub), superficie tassata, numero occupati e quota fissa e variabile distinte per ogni unità immobiliare. La quota variabile deve essere presente solo per l'abitazione, non anche per le eventuali pertinenze. Se la tassa è stata applicata scorrettamente, il contribuente potrà agire in autotutela richiedendo al Comune il rimborso di quanto indebitamente pagato o la compensazione sulla futura bolletta tramite raccomanda A/R o PEC.

Inoltre, il contribuente potrà anche chiedere al Comune l’accesso agli atti amministrativi al fine di verificare i criteri di calcolo nel proprio fascicolo.

La richiesta di rimborso, che il Comune dovrebbe effettuare entro 180 giorni dal ricevimento della domanda, potrà essere effettuata entro cinque anni dal giorno del versamento come stabilito dall’art. 1, comma 164 della legge 296/2006 (Finanziaria 2007) per le somme versate e non dovute.

In presenza di un diniego espresso o dell’eventuale silenzio-rifiuto, che si forma dopo 90 giorni in assenza di risposta da parte dell’ente(articolo 21 Dlgs 546/92), ma è consigliabile attendere 180 giorni previsti dalla norma sui tributi locali (comma 164 legge 296/06), il cittadino potrà ricorrere alla Commissione Tributaria Provinciale competente entro 60 giorni.

Per qualsiasi chiarimento potete rivolgervi ai nostri uffici disponibili su tutto il territorio nazionale.