DIGITALE TERRESTRE, CAMBIO DI FREQUENZA E DANNO PARI A 300 EURO PER I CONSUMATORI

L'articolo 89 della Legge di Balancio 2018, in fase di approvazione in queste ore, regolamenta il passaggio, tra quattro anni, delle trasmissioni televisive in tutta Italia al nuovo standard digitale terrestre di seconda generazione, che non sarà più DVB-T1, ma il DVB-T2, com da direttive  della Commissione Europea, che obbliga a tutti i Paesi dell'Unione ad adottare il nuovo standard digitale.

Dal 1 gennaio 2020 al 30 giugno 2022 le emittenti televisive dovranno liberare le frequenze occupate nella banda dei 700 MHz necessarie agli operatori 5G, sistemando le proprie trasmissioni all’interno di uno spettro completamente riorganizzato. Questa nuova assegnazione delle frequenze obbligherà i consumatori a cambiare televisore o a installare il decoder per continuare a ricevere il segnale del digitale terrestre, portando così ad una seconda rottamazione forzata degli apparecchi televisivi, per una spesa media di 300 euro a famiglia. Oggi funzionano indifferentemente i televisori in standard Dvb T1 e quelli in Dvb T2. Ma quando le emittenti televisive traslocheranno sulle nuove frequenze bisognerà necessariamente avere apparecchi in DVB-T2.

Per incentivare chi a quella data non avesse ancora in casa il nuovo televisore o il decoder, il Governo prevede contributi a riduzione dei costi per un totale di circa 100 milioni di euro, che equivalgono ad incentivi pari a circa 25 euro per decoder.

Il timore della nostra Associazione è che si verifichi di nuovo quello che già è avvenuto quasi 10 anni fa quando si è passati dal segnale analogico al digitale, che ha costretto tutte le famiglie ad investire in un nuovo televisore o all'acquisto del decoder. Molto probabilmente anche in questo caso le famiglie dovranno di nuovo mettere mano al portafoglio per poter vedere la televisione, pertanto siamo a richiedere al Governo di trovare una soluzione a basso impatto, possibilmente prendendo sputo dalla Francia, dove si è deciso di mantenere l’attuale formato DVBT e di modificare lo standard di trasmissione da Mpeg-2 a Mpeg-4, in modo da consentire alla quasi totalità delle famiglie di non spendere soldi per l’adeguamento delle televisioni e chiediamo che venga alzato il costo dell'incentivo all'acquisto del decoder e che siano fornite le giuste comunicazioni ai consumatori circa le tipologie di televisori da acquistare, garantendo la compatibilità con il prossimo switch off. 

Importante far sapere che per questa modifica il nostro Paese si è cominciato a muovere dal 1 luglio 2016, quando è stato vietato ai produttori di immettere sul mercato televisori sprovvisti del nuovo standard di trasmissione o senza il codec H265/HEVC. Dal 1° gennaio 2017 anche i rivenditori si sono dovuti adeguare, vendendo i vecchi televisori solo in presenza del decoder DVB-T2 con coden HEVC.