BUONI FRUTTIFERI POSTALI, NUOVA SENTENZA POSITIVA PER UN RISPARMIATORE

Ennesima vittoria da parte di Federconsumatori nei confronti di Poste Italiane in merito alla riscossione dei buoni fruttiferi postali.

Il giudice di pace di Perugia con una recente sentenza, ha confermato il decreto ingiuntivo con cui Poste Italiane era stata condannata al pagamento dell’intero importo risultante dai conteggi, come stampati sul retro di due buoni postali fruttiferi serie A F. L’Arbitro bancario finanziario continua a ribadire che nel conteggio degli interessi dei Buoni fruttiferi postali la cifra da rimborsare ai risparmiatori va calcolata in base a quanto riportato sul documento cartaceo consegnato al momento dell’emissione del buono.
Un principio più volte sottolineato dallo stesso arbitro in occasione dei numerosi ricorsi presentati dai risparmiatori per ottenere il rimborso integrale di alcuni buoni postali il cui rendimento era stato ridotto in maniera retroattiva attraverso un decreto ministeriale entrato in vigore nel 1986.

Questo nuovo caso di vittoria riguarda un consumatore assistito dalla Federconsumatori perugina e in una nota il presidente Alessandro Petruzzi spiega: “I buoni erano stati emessi nell’anno 2000 e portavano la dicitura “’L’importo raddoppia dopo 9 anni e 6 mesi e triplica dopo 14 anni al lordo delle ritenute erariali…” Poste Italiane aveva rimborsato al risparmiatore, circa 1/3dell’importo promesso e si è costituita in opposizione asserendo che i buoni in questione fossero soggetti al D.M. 30.6.2000, il quale ne aveva modificato i tassi“.

I buoni A F , precisano dalla Federconsumatori, sono buoni postali fruttiferi, posteriori e diversi da quelli delle serie O, P, Q emessi negli anni 80 e per i quali la normativa del 1986, aveva previsto la decurtazione degli interessi promessi retroattivamente, in base dell’art 173 del Regolamento delle Poste. Per questi ultimi buoni i procedimenti intentati sono ancora in corso e non è facile pronosticare un esito.

“Invitiamo i possessori dei buoni serie A F – conclude Petruzzi – che sono scaduti o stanno scadendo, a verificare i pagamenti effettuati dagli uffici postali e a rivolgersi agli sportelli Federconsumatori“.